Oltre 70% della frutta contiene pesticidi - Dossier Legambiente 2020

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Oltre 70% della frutta contiene pesticidi - Dossier Legambiente 2020

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Il risultato delle analisi su campioni di alimenti ha rilevato che oltre il 70% della frutta contiene pesticidi. Il Dossier "Stop Pesticidi" di Legambiente, pubblicato il 17 dicembre 2020, mostra che i livelli di residui di fitofarmaci nel cibo che arriva sulle nostre tavole è allarmante!

Quali sono i pesticidi più presenti?

Nel Dossier si legge che "i pesticidi più diffusi negli alimenti in Italia sono Boscalid, Dimethomorph, Fludioxonil, Acetamiprid, Pyraclostrobin, Tebuconazole, Azoxystrobin, Metalaxyl, Methoxyfenozide, Chlorpyrifos, Imidacloprid, Pirimiphos-methyl e Metrafenone".
Si tratta di fungicidi e insetticidi impiegati nelle fasi di coltivazione, ma che restano su frutta e verdura ed arrivano nel piatto!

Le percentuali di cibo contaminato

Fra i campioni analizzati solo il 52% è risultato privo di pesticidi e regolare.

Della restante percentuale che rientra nella norma, il 46,8% presentano comunque tracce di uno o più pesticidi e l'1,2% è irregolare.

Il problema del multiresiduo negli alimenti

Purtroppo, un dato sempre preoccupante resta quello del multiresiduo che la normativa Europea non ha considerato in modo adeguato, infatti per essere non conforme un alimento deve superare il limite massimo del livello di residuo consentito per ogni pesticida, e non si considera invece la somma totale dei residui, i quali messi insieme, la maggior parte delle volte superano abbondantemente le soglie massime di tolleranza!

Nonostante se ne discuta da anni dell'interazione delle diverse sostanze e dell'effetto negativo che possono avere sulla salute, la legislazione Europea non ha preso delle misure!

Quello che si evince dal Dossier di Legambiente è che proprio il multiresiduo è il caso più frequente, rispetto al monoresiduo, con un 27,6% del totale dei campioni analizzati, rispetto al 17,3% dei campioni con un solo residuo.

La frutta contiene più pesticidi

Tristemente, la frutta come ogni anno è la prima in classifica per quantità maggiori di multiresidui presenti nei campioni regolari testati. C
Solo il 28,5% dei campioni di frutta è risultato privo di pesticidi; l'1,3% è irregolare e oltre il 70% di campioni considerati regolari, contengono uno o più pesticidi chimici.

Ecco i dati in più dettaglio:

"L'89,2% dell’uva da tavola, l’85,9% delle pere, e l’83,5% delle pesche sono campioni regolari con almeno un residuo.
Le mele spiccano con il 75,9% di campioni regolari con residui e registrano l’1,8% di campioni irregolari. Alcuni campioni di pere presentano inoltre fino a 11 residui contemporaneamente. Situazione analoga per il pompelmo rosso e per le bacche di goji che raggiungono quota 10 residui.

Diverso il quadro per la verdura: se, da una parte, si registra un incoraggiante 64,1% di campioni senza alcun residuo, dall’altro fanno preoccupare le significative percentuali di irregolarità in alcuni prodotti come i peperoni in cui si registra l’8,1% di irregolarità, il 6,3% negli ortaggi da fusto e oltre il 4% nei legumi.

Tali dati, se analizzati in riferimento alla media degli irregolari per gli ortaggi, che è dell’1,6%, destano preoccupazione.

Ad accomunare la gran parte delle irregolarità è il superamento dei limiti massimi di residuo consentiti per i pesticidi (54,4%), ma non mancano casi in cui è stato rintracciato l’utilizzo di sostanze non consentite per la coltura (17,6%). Nel 19,1% dei casi, poi, sono presenti entrambe le circostanze. Le sostanze attive che più hanno determinato l’irregolarità sono l’organofosforico Chlorpyrifos nell’11% dei casi e il neonicotinoide Acetamiprid nell’8% dei casi.
Altro dato da sottolineare è la presenza di oltre 165 sostanze attive nei campioni analizzati.
L’uva da tavola e i pomodori risultano quelli che ne contengono la maggior varietà, mostrando rispettivamente 51 e 65 miscele differenti."

Tra i campioni esteri, la Cina presenta il tasso di irregolarità maggiore (38%), seguita da Turchia (23%) e Argentina (15%). In alcuni di questi alimenti non solo sono presenti sostanze attive irregolari, ma anche un cospicuo numero di multiresiduo. È il caso, ad esempio, di un campione di bacca di goji (10 residui) e di uno di tè verde (7 residui), entrambi provenienti dalla Cina. Degno di nota è anche un campione di foglie di curry proveniente dalla Malesia nel quale, su 5 residui individuati, 3 sono irregolari.

Sul fronte dell’agricoltura biologica, su 359 campioni analizzati 353 risultano regolari e senza residui, ad eccezione di un solo campione di olive, di cui però non si conosce l’origine. Non è quindi possibile, allo stato attuale, sapere se l’irregolarità è da imputare a una contaminazione accidentale, all’effetto deriva o a un uso illegale di fitofarmaci. L’ottimo risultato è ottenuto, tra le altre cose, grazie all’applicazione di ampie rotazioni colturali e pratiche agronomiche preventive, che contribuiscono a contrastare lo sviluppo di malattie e a potenziare la lotta biologica tramite insetti utili nel campo coltivato.


A questo link si può consultare l'intero Dossier Stop Pesticidi 2020


"Gli uomini discutono, la Natura agisce." (Voltaire)

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