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Messaggio da diegalax » 29/05/2017, 12:43

Ciao a tutti... volevamo segnalare il nuovo http://www.cittadiniecologisti.it
Nuovo blog dedicato all'ambiente, ecologia e rinnovabili.


Di seguito pubblichiamo gli ultimi 3 articoli inseriti.

Buona giornata


1) Eolico in Italia, qual è il futuro?:
http://www.cittadiniecologisti.it/energ ... ia-futuro/

2) Costruire una lampada LED fai-da-te:
http://www.cittadiniecologisti.it/rispa ... a-led-fai/

3) Celle solari in Perovskite: Futuro e possibilità?:
http://www.cittadiniecologisti.it/energ ... erovskite/



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Re: Cittadini Ecologisti.it

Messaggio da Bioeco » 25/11/2017, 5:34

diegalax ha scritto:
29/05/2017, 12:43
Ciao a tutti... volevamo segnalare il nuovo cittadiniecologisti.it


Di seguito pubblichiamo gli ultimi 3 articoli inseriti.

Buona giornata


1) Eolico in Italia, qual è il futuro?:
cittadiniecologisti.it/energia-rinnovabile/eolico-italia-futuro

2) Costruire una lampada LED fai-da-te:
cittadiniecologisti.it/risparmio-energetico/costruire-lampada-led-fai

3) Celle solari in Perovskite: Futuro e possibilità?:
cittadiniecologisti.it/energia-rinnovabile/celle-solari-perovskite
Come da regole è richiesto che oltre il link sia inserito il testo dell'articolo che si vuole condividere pertanto copiamo i relativi posts segnalati nel blog di riferimento.

1) Eolico in Italia, qual è il futuro?
Il tema delle energie rinnovabili è sempre attuale in Italia e in Europa.

Poco tempo fa è stato esposta, dal Ministro Calenda, la strategia energetica nazionale per anticipare la chiusura di tutte le centrali a carbone nel nostro paese; questo importantissimo risultato potrà essere ottenuto considerando una spesa ingente da parte dello Stato, ma anche contrapponendo delle strategie adatte, come un diverso utilizzo del sistema incentivi per il solare fotovoltaico, un maggior sostegno per l’efficienza energetica degli edifici, un invito al rinnovamento del parco auto (soprattutto per un passaggio all’ibrido o all’elettrico) e anche un ulteriore sviluppo dell’eolico, semplificando le norme burocratiche per il potenziamento degli impianti già esistenti.

Ma non solo impianti già presenti sul territorio: l’Italia ha ancora tanto potenziale da sviluppare in questa direzione.

L’Associazione Nazionale Energia del Vento (ANEV), ha presentato uno studio intitolato “Il contributo dell’eolico italiano per il raggiungimento degli obiettivi al 2030” nel quale si sottolineano i risultati che si potrebbero raggiungere nel caso di un maggiore utilizzo dell’energia eolica.

Tra i dati maggiormente importanti ci sono l’obiettivo della potenza prodotta 17.150 MW (950 MW off-shore e la restante prodotta da impianti sulla terraferma) con una produzione elettrica annuale a regime di 36,46 TWh, che rappresenterebbe circa il 10% dei consumi attuali, nonostante gli impianti coprirebbero solamente lo 0,0008% del territorio del nostro stivale. Si può capire la portata di questi obbiettivi se pensiamo che da questo studio, si tratterebbe quasi di un raddoppio della producibilità rispetto alla situazione attuale (9,3 GW e 17,5 TWh).

Vi starete chiedendo: ma come si fa a calcolare con un basso margine d’errore, dei dati così grandi e complicati?

Innanzitutto, gli esperti del settore sono in grado di fare una stima della producibilità di un impianto e non possono indicare con esattezza quanto questo produrrà. In particolare però c’è un accorgimento interessante per misurare l’energia producibile dal vento: si deve infatti tener conto del potenziale anemologico (la branca della scienza che studia il comportamento dei venti, tra cui intensità e direzione) con il rotore delle turbine eoliche posizionato a 70 metri di altezza dal terreno e tenendo in considerazone che solamente una velocità del vento uguale a 5,5 m/s per l’on-shore e a 6,5 m/s per l’off-shore garantiscono una produzione energetica sufficiente a giustificare il lavoro delle turbine.

I vincoli più importanti, che non consentono l’installazione di parchi eolici sul territorio, sono principalmente ambientali, paesaggistici e archeologici ma anche la presenza di aree naturali protette e se sono presenti importanti rotte di navigazioni per quanto riguarda l’off-shore. Proprio per l’off-shore, i limiti per le installazioni sono chiaramente soggetti a ragioni di sicurezza; la distanza delle turbine eoliche dalla costa deve essere almeno di 4 km e i fondali devono essere profondi tra i 10 e i 30 metri; in più deve essere possibile la connessione elettrica alla rete nazionale.

Elencati tutte queste limitazioni, risulta che la maggior parte dei siti che potrebbero accogliere dei cantieri eolici nel prossimo futuro, si trovano lungo le coste tra l’Abruzzo e la Puglia, e potrebbero far sì che la potenza eolica del nostro paese aumenti di 550-650 MW (considerate che una turbina eolica di medie dimensioni e di buona potenza si attesta intorno ai 3 MW). 200 MW ulteriori potrebbero essere ripartiti tra varie zone sulle coste sarde e siciliane, ma solamente se si riducesse il vincolo della vicinanza alle rive, perché sulle nostre due isole i fondali sprofondano oltre i 30 metri già a qualche centinaio di metri dalla costa.

L’installazione di questa potenza eolica avrebbe chiaramente anche una ricaduta occupazionale degna di nota, soprattutto in alcune regioni del meridione, per le quali si assume una quota di occupati superiore ai 10.000 addetti.

Ad esempio nella sola regione Puglia, coloro che svolgeranno un ruolo diretto per l’installazione e il funzionamento delle turbine eoliche sarebbero circa 2500, ma tutti gli altri lavoratori che ne trarranno vantaggio indirettamente saranno più di 9000! Il totale di nuovi occupati in Italia, grazie all’installazione di una potenza eolica del genere, si attesta intorno alle 67.000 unità.

Un altro cavallo di battaglia con il quale le associazioni del settore puntano a convincere gli italiani che le turbine eoliche sono il futuro e sono necessarie per il paese è l’impatto ambientale; se l’obiettivo venisse raggiunto, consentirebbe di diminuire l’importazione e l’utilizzo di petrolio di oltre 50 milioni di barili l’anno e di conseguenza l’emissione in atmosfera di 25 milioni di tonnellate di anidride carbonica.

Chiaramente, l’impatto a livello lavorativo e di riduzione dell’uso di fonti fossili sono collegati e porteranno nello stivale benefici economici stimati oltre i 2 miliardi di euro l’anno per il sistema-Paese.

Un argomento che non bisogna tralasciare riguarda però il rinnovamento degli impianti già datati: con un’ottimizzazione delle efficienze e la sostituzione delle turbine ormai troppo datate, il processo di revamping potrebbe portare ulteriori 7,9 GW di potenza, dei quali 4,5 sarebbero di nuova installazione.

Il traguardo è lontano, ma se lo Stato si renderà conto dell’esigenza, anche sociale oltre che ambientale ed economica, di rinnovamento della produzione di energia, tramite l’utilizzo di incentivi adeguati, siamo portati a pensare che il sistema si autososterrà automaticamente.



2) Costruire una lampada LED fai-da-te
È dall’ormai lontano 2012 che le vecchie lampadine a incandescenza sono fuori produzione in Europa e presto lo saranno anche quelle fluorescenti, ovvero quelle “a basso consumo”.

Nel 2014 è stato assegnato il premio Nobel per la fisica a tre ricercatori giapponesi per l’invenzione della luce a led di colore blu, rivoluzionando cosí l’illuminazione mondiale permettendo la realizzazione del led a luce bianca, grazie alla combinazione con altre sostanze.

Oggi è evidente che le lampadine più utilizzate nelle nostre abitazioni sono quelle a LED, termine che deriva dall’inglese “light emitting Diode”, ma quali sono le differenze e i vantaggi che ci portano a volerle in tutte le stanze della nostra abitazione?

Prima di tutto non sono poi così tanto “nuove” e dopo essere state anni a prezzi abbastanza elevati sul mercato, con il tempo i costi sono calati notevolmente rendendole più accessibili.

La durata e il consumo, oltre che l’accensione istantanea, sono altri aspetti che hanno condizionato la diffusione di queste moderne lampadine, infatti durano di più e consumano molto meno, sono fatte inoltre con materiali meno pericolosi rispetto alle ormai datate fluorescenti che contengono valori alti di mercurio.

Se vogliamo confrontare le diverse tipologie di lampadine dobbiamo parlare di lumen, cioè la misura del flusso luminoso, un tempo come parametro comparativo si usava il watt, dato non utilizzabile per quelle a led poiché utilizzano una diversa tecnologia di illuminazione, esistono comunque tabelle comparative per il confronto della luminosità delle diverse lampadine e per questo è essenziale il lumen.

In sostanza con le dovute tabelle e conversioni possiamo dire che per sostituire una vecchia lampadina da 75W basterà una lampadina a led da soli 17W per avere la stessa intensità luminosa, con un risparmio fino al 77% ed una durata della vita fino a 25 volte superiore, insomma, proprio un bel risparmio, infatti normalmente le lampadine a led consumano dai 2 ai 30 watt, che sono valori decisamente minori rispetto alle normali luci ad incandescenza e a basso consumo.

La tecnologia del LED è pressoché perfetta, viene definita come “illuminazione allo stato solido” o SSL, il che significa che questa lampadina riesce a emettere luce grazie a un pezzo di materia solida, ovvero il semiconduttore.

In poche parole gli elettroni si muovono dentro la struttura dei semiconduttori producendo luce.

Negli ultimi anni sono in commercio LED notevolmente più potenti rispetto ad anni fa, sono i cosiddetti “led ad alta luminosità”, ogni lampada può essere formata da più led ad alta luminosità, oppure da filamenti di led, oppure da un singolo led, ciò permette di avere diverse intensità luminose e di alto livello.

La tecnica alla base delle lampadine led è quella della elettroluminescenza , il fenomeno è stato scoperto e osservato nel 1907 dallo scienziato inglese HJ Rund dei Laboratori Marconi utilizzando un cristallo di carburo di silicio, la creazione della prima lampadina led venne però attribuita all’inventore sovietico Oleg Losevè nel 1927.

Successivamente nel 1962 entrò in produzione il primo prodotto commerciale a led (il SNX-100) e solo nel 1976 TP Pearsall creò i primi led ad alta luminosità e ad alta efficienza per la fibra ottica.

Da allora sono passati ormai molti anni e pur essendo calati i costi di acquisto di queste lampadine, molte persone che amano il fai da te preferiscono fabbricarsele in casa in quanto risulta anche abbastanza facile, basta avere un minimo di esperienza e di abilità nel campo dei bricolage.

Vediamo adesso dei consigli per realizzare un piccolo impianto luce a LED

Bisogna assicurarsi di avere a disposizione:

Luci a led
Filo di rame
Saldatore a stagno
Trasformatore a 12 volt
Resistenze

Per fare semplicemente una piccola luce fissa a led potrete collegare le due estremità del cavo elettrico facendolo passare in un trasformatore a 12 volt, se invece avete bisogno di creare un pianto a led con più luci bisognerà collegare i led e il trasformatore in “parallelo”, ogni led avrà cosí la stessa intensità di corrente, caso opposto è quello del collegamento seriale in cui i led singoli sono collegati a diversi trasformatori.

Dopo essersi procurati tutto il materiale necessario possiamo iniziare il lavoro, la prima cosa da fare è installare i led su un piano di plastica in cui andranno fatti dei forellini con un trapano, dopo di chè si faranno passare le “zampette” dei diversi fili nella parte inferiore dei fori , che poi andranno collegate tra di loro con del filo di rame.

Il procedimento è molto importante per la buona riuscita dell’impianto a led, infatti bisognerà cominciare collegando la resistenza, dopo di ché si procede con i led, fate attenzione perché i poli vanno rispettati; per chiudere il sistema dovrà poi essere installata una resistenza con lo stesso valore di ohm della precedente.

I collegamenti tra i vari componenti andranno fatti con una saldatura a stagno, a questo punto non ci resta che terminare il nostro impianto collegando il filo rosso e nero alle estremità del circuito, l’ultimo passo sarà corredarlo di spinotti che andranno inseriti nella polarità + e – del trasformatore.

È estremamente importante ricordarsi che mentre si costruiscono le lampade a led bisogna rispettare tutte le norme di sicurezza quando utilizziamo gli attrezzi ed il saldatore, è inoltre importantissimo far verificare sempre tutti i collegamenti elettrici realizzati della nuova lampada prima che venga collegata alla rete elettrica.

Con questo procedimento si può dare sfogo alla propria fantasia e manualità , basterà solo più aggiungere la base e il paraluce per rendere le vostre lampade a led originali, affascinanti e a volte anche ecologiche.

È infatti possibile utilizzare il riciclo creativo utilizzando materiali di recupero per la creazione della base e del paralume, gli scarti più utilizzati con i quali si riescono a creare diversi tipi di impianti sono il barattolo di vetro, il bicchiere di plastica e il cartone della pizza.

Tipi di LED realizzabili

Sono facilmente realizzabili lampade di diverse tipologie come ad esempio:

Lanterna led: realizzarla può essere un’operazione molto veloce, basta munirsi di un barattolo di vetro al cui interno andranno inseriti una candela led o delle piccole luci a led. È poi possibile decorare l’interno del barattolo a proprio piacimento.

Lampade a led da terra: dopo aver attaccato i cavi delle lampadine , l’impianto dovrà essere installato all’interno del paralume che potrà essere ricavato da carta velina o carta di riso, la base potrà essere poi ricavata con del legno.

Lampadario led: per realizzare un lampadario con costi contenuti basta procurarsi un pallone rotondo all’interno del quale bisognerà posizionare la lampadina a led.

Abat-jour led: prevedono una realizzazione molto semplice e decorano la tavola in maniera davvero originale, si utilizzano dei bicchieri in vetro all’interno dei quali verrà inserita una candelina led, intorno si dovrà poi formare un paralume recuperato con della carta regalo.

Lampada a led lego: idea originale che richiama il periodo dell’infanzia e dei momenti di gioco, realizzata con mattoncini lego semitrasparenti utilizzati come paralumi delle lampade, all’interno sono presenti i led.

Centrotavola led: è possibile utilizzare un bicchiere alto in vetro trasparente posizionato su una base metallica, all’interno è possibile inserire diverse decorazione a proprio piacere accompagnate da piccole luci a led.

Lampade Cono led: possono essere eccellenti per abbellire la tavola in occasione di un evento speciale, è possibile installare delle candeline led a batteria, mentre per fare il paralume si può utilizzare del semplicissimo cartoncino piegato, bucherellato e decorato.

01 Lamp: forse rappresenta l’idea fai da te più interessante, è possibile realizzarla recuperando un banalissimo cartone per la pizza.
Gli ideatori di questo progetto sono quattro originali designer italiani che hanno reso disponibile il progetto online gratuitamente.

01 Lamp è davvero una soluzione ecologica per la vostra abitazione, riciclata dai cartoni della pizza, che senza di lei durerebbero meno di un’ora, viene definita la lampada open source, può essere infatti creata autonomamente seguendo le istruzioni messe a disposizione di tutti sul sito web; tutto ciò è gratis, ma si paga con un tweet o con un like, in modo da divulgare l’iniziativa.

Molto utile per il fai da te delle lampade a led può essere “Wutel”, un piccolo portale multi-telematico nato nel 2006 in cui si trovano suggerimenti per la gestione dell’energia.

Vi si trovano informazioni e guide sul fai da te, che sia per i led o meno; vengono anche organizzate delle serate divulgative e dei laboratori di led fai da te, la partecipazione è aperta a tutti senza impegno.

È Grazie a iniziative come queste che la consapevolezza e l’attenzione dei cittadini sta cambiando, le persone cercano di chiarirsi meglio le idee in campo energetico e sono spinte a fare di tutto per avere un minore impatto ambientale. I led fai da te ne sono un ottimo esempio.

Riccardo Comino, volontario di Wutel, in un intervista rivolge dei consigli a chi si vuole avvicinare al mondo del fai da te a led parlando di “mobilitazione energetica” per controllare i consumi e per tenere sotto controllo le spese capendo come e dove agire per diminuire le nostre esigenze quotidiane di consumo.

“Ognuno di noi dovrebbe impegnarsi in azioni concrete per dare vita a dei cambiamenti globali e Wutel fornisce degli spunti pratici e accessibili per fare ciò”.

I grossi numeri si concretizzano con tante piccole azioni, se mille persone riducessero di soltanto 100 watt i propri consumi elettriclampade-led-fai-da-tei, avremmo già risparmiato 100.000 watt.



3) Celle solari in Perovskite: Futuro e possibilità?
In molti si chiedono il perché la tecnologia dei pannelli solari non sia ancora presente su tutti i tetti delle nostre case o perché i governi non decidono di produrre il loro intero fabbisogno di energia tramite i moduli fotovoltaici.

La questione è molto semplice: i loro rendimenti sono piuttosto bassi. Attualmente il materiale più utilizzato per la fabbricazione delle celle FV è il silicio policristallino.

Un bilancio energetico di un pannello costruito con questo materiale ci dice che, se prendiamo come 100 l’energia solare incidente sul modulo, al netto delle varie perdite (riflessione e ombreggiamento, fotoni con energie troppo basse o troppo alte, perdite nei circuiti elettrici), solo il 13% dell’energia primaria viene convertita in energia elettrica.

I costi ancora alti, dovuti alla relativa scarsità del silicio e alle difficoltà di lavorazione si queso materiale, non permettono un’espansione capillare della tecnologia.

Da qualche tempo a questa parte, un nuovo materiale che non si pensava si sarebbe potuto usare per costruire dei pannelli solari, è sotto osservazione e lo si sta sperimentando con risultati sempre migliori: la perovskite.

Scoperto ufficialmente per la prima volta nel 1840, da un esploratore russo, è un materiale composto da cristalli opachi cubici, formato da ossidi di calcio e titanio che realizzano una struttura che può contenere diversi altri materiali al suo interno, variando conseguentemente le sue proprietà fisiche.

La sua funzionalità risiede principalmente nelle ottime capacità che ha di assorbire la luce: le cariche generate dalla luce attratta dal pannello, possono viaggiare all’interno dello stesso per alcuni micrometri e restare all’interno della cella un tempo tale da consentire un maggior accumulo di energia.

Grazie a questo semiconduttore, sarà probabilmente possibile creare delle celle che hanno un’efficienza maggiore di quelle attuali (che come abbiamo visto è intorno al 15%).

Inoltre i costi di fabbricazione sarebbero molto più bassi rispetto all’uso del silicio, perché ce n’è in abbondanza e i metodi di lavorazioni sono più semplici (avviene a basse temperature). Lo spessore di un pannello in perovskite è 180 volte minore rispetto a uno in silicio, un risparmio enorme in termini di materiale utilizzato.

L’energia così prodotta, sempre che si arrivi al limite superiore di rendimento, potrebbe effettivamente competere sotto tutti i punti di vista con l’energia prodotta dalle fonti fossili.

Dalla Corea, tra l’altro, arrivano recenti notizie entusiasmanti sulla perovskite. Al politecnico sudcoreano Ulsan National Institute of Science and Technology (UNIST), il team di ricercatori guidato da dal prof. Sang-Il Seok ha pubblicato un’interessante ricerca sul periodico Science riguardo i progressi nell’uso di questo materiale.

La flessibilità e la trasparenza, che hanno reso la perovskite così importante nell’ambito della produzione di energia elettrica, potrebbero presto essere applicate per produrre dei pannelli da applicare come finestre per le abitazioni o come schermi per i cellulari!

L’innovazione del team di ricerca coreano riguarda il processo di fabbricazione, che si è svolto a circa 200 gradi, contro i 900 gradi a cui si arrivava nelle lavorazioni precedenti.

Il problema delle celle prodotte precedentemente era la fotostabilità e cioè il mantenimento delle prestazioni solari nel tempo.

La degradazione delle celle esposte alla luce solare, alle intemperie e al calore era molto rapida, il che abbassava di molto l’efficienza in pochi giorni (quando invece i pannelli in silicio garantiscono una produttività quasi costante per almeno 10 anni).

Per combattere questo problema si è pensato allora di applicare degli strati protettivi (che abbassano però i rendimenti) e utilizzare dei nano-tubi di carbonio come elettrodi (che alzano i rendimenti rispetto agli elettrodi tradizionali).

La cella così ottenuta, oltre ad un’alta efficienza, presentava anche una resistenza invidiabile, conservando il 93% della sua efficienza dopo oltre 1000 ore di esposizione ai raggi solari.

Con le continue innovazioni che il campo relativo alla produzione di pannelli solari in perovskite sta compiendo e con i risultanti che si stanno raggiungendo, non vedo improbabile che entro il 2020 vedremo finalmente le nostre città finalmente “invase” dai moduli fotovoltaici!


"Gli uomini discutono, la Natura agisce." (Voltaire)

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