La qualità del pesce nel mercato italiano: servizio di Report

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La qualità del pesce nel mercato italiano: servizio di Report

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L'altro ieri la trasmissione Report di Rai 3 condotta da Sigfrido Ranucci, ha rimandato in onda il servizio sul mercato del pesce italiano del 16 dicembre 2019. Il servizio fa un quadro completo della situazione del settore ittico, mostrando le frodi e tutto quello che un consumatore dovrebbe sapere per scegliere meglio cosa portare a tavola.

Purtroppo è emerso che l'Italia insieme agli Stati Uniti, è il paese mondiale con il maggior numero di frodi in questo settore.

Etichettatura del pesce regolamento

Il Regolamento europeo entrato in vigore il 13 dicembre 2014 impone che l'etichettatura dei prodotti ittici mostri le seguenti informazioni:
- denominazione commerciale e nome scientifico della specie;
- metodo di produzione (pescato, allevato e pescato in acque dolci);
- origine (zone in cui il prodotto è catturato, pescato o allevato);
- attrezzi da pesca (sciabiche, reti da imbrocco, reti da traino, reti da circuizione e da raccolta, ami e palangari, draghe, nasse e trappole);
- percentuale di glassatura (solo per il pesce congelato);
- prezzo.

Prima del 2014 si doveva indicare solo la zona FAO con il corrispondente numero che faceva risalire all'origine. La FAO aveva infatti suddiviso le zone numerandole a due cifre (es. Zona Mediterraneo era FAO 27). Con il nuovo regolamento si dispone che l'origine del pesce sia descritta per intero per agevolare l'accesso alle informazioni ai consumatori.

Se è vero che da un lato si apportano migliorie per salvaguardare i diritti dei consumatori, dall'altro si trova sempre il modo di escogitare degli imbrogli per sorpassare la legge.

E' questo il caso del mercato del pesce italiano che viene mostrato da Report Rai.

Mercato del pesce: insostenibilità e imbrogli

Gli italiani sono i maggiori consumatori di pesce in Europa e l'offerta non riesce più a soddisfare la richiesta.
Come si può immaginare dove c'è un mercato florido, c'è anche più rischio di incorrere in frodi. Succede in pescheria e al ristorante, dove pensi di comprare un tipo di pesce e ti ritrovi a tua insaputa a mangiarne un altro tipo. Nel servizio di Report il giornalista dice: "a volte succede che ordini la cernia e ti servono persico africano, oppure compri il merluzzo e in frigorifero ti ritrovi pollock o nasello."

Per questo motivo la legge ha imposto etichette molto dettagliate, ma purtroppo in pescheria non c'è tutta questa trasparenza. Si capisce se un pesce è fresco e di qualità anzitutto dal colore, ma chi vende non dice tutto, quindi è meglio imparare i segreti per fare da sé e districarsi fra le varie offerte poco oneste. Troppo spesso si trova pesce decongelato da parecchi giorni e non viene indicato, così come sui gamberi in cui va messa l'indicazione che contiene solfiti.

In alcuni pesci addirittura non c'è nemmeno etichetta e i vigili urbani che dovrebbero controllare, non sembra siano così "vigili"!

Pesce di allevamento per soddisfare l'eccessiva domanda

Per sopperire alla domanda si ricorre agli allevamenti intensivi, come quello di trote o di orate. Negli allevamenti per far crescere i pesci e mantenerli "in salute" si abbonda con mangime medicato a base di forti antibiotici che vengono assorbiti da tutti i pesci presenti nell'allevamento. E' così che si incorre in diversi problemi, come l'antibiotico-resistenza, causata anche dall'assidua frequenza di somministrazione dei mangimi che contengono gli stessi antibiotici che si usano per curare patologie umane e in concentrazioni enormi.

C'è anche una netta differenza fra l'orata o la spigola di allevamento e quelle pescate in mare e si nota nell'accumulo di grassi presenti nel pesce. Il problema nasce sempre dal mangime che viene dato per far crescere rapidamente i pesci in 14 mesi. Per accelerare la crescita di un pesce come l'orata, che è carnivoro e per l'allevatore un'alimentazione naturale sarebbe insostenibile, si somministrano additivi chimici in abbondanza.
Il risultato è che un'orata di allevamento in Grecia contiene fino al 16% di grassi, mentre l'orata pescata non presenta grassi.

La quota di grassi nei mangimi va dal 16% al 30%, ma questi alimenti sono composti anche da una serie di ingredienti che non fanno parte della naturale alimentazione dei pesci. Si trovano farina di soia, scarti animali, sangue di maiale, piume d'oca... e antiossidanti come BHA e BHT, ormai vietati nei prodotti alimentari perché dannosi alla salute (tossici sul DNA dei topi).

BHA e BHT è stato dimostrato da uno studio norvergese, che trasmigrano all'uomo in seguito al consumo di pesce che li contiene.

Da fare poi attenzione che nei supermercati l'offerta di pesce italiano è ridottissima, mentre la maggior parte è pesce importato.

Il pesce del Lago Vittoria in Africa

Altra nota dolente viene dal pesce proveniente dal Lago Vittoria in Africa.
Si tratta in questo caso del pesce persico, uno dei più diffusi sui banchi frigo dei supermercati e della pescheria e che è molto consumato perché poco costoso.
Il costo ridotto è ottenuto dallo sfruttamento della manodopera e dai metodi di allevamento.

Ma quello che ancor più preoccupa, sono le condizioni dell'habitat in cui viene pescato. Il Lago Vittoria si trova in una delle zone più ricche di miniere d'oro. Tutti gli inquinanti derivanti dalle lavorazioni e dalle acque reflue delle città circostanti, arrivano nel lago in cui i pescatori si danno da fare per pescare il più possibile. A ciò si aggiunge la pratica assurda che viene adottata da questi pescatori, che consiste nel gettare nelle acque del veleno durante la notte, per poi raccogliere i pesci morti risaliti a galla nelle ore successive.

Le acque del Lago Vittoria sono risultate altamente contaminate da metalli pesanti.

Aggiungo il link per vedere il servizio di Report Rai: "Muto come un pesce" del 16/12/19.


"Gli uomini discutono, la Natura agisce." (Voltaire)

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